It's Only a Storm in a Teacup: January 2008

Friday, January 18, 2008

Puzzle (P)ieces

7 sided options
Nothing seems to fit
Perimeter is built with
Holes in the center of it
A flower with no stigma
A tower with no stairs
An hour with no senses
No flower, no tower, no hour
It was glued together
With complete dishonesty
A matter for disaster
A matter of course
It matters of course
A platter of matter
All four billion pieces
Tall and short pieces
The sand that makes the beaches
Dirty doormat walk on it
No sex better talk to it
Black scars turn blue
Blue turns scars black
This cannot go forward
This cannot go back
Standing in denial
Tortured on the rack
Witness of Belial
Fitness for the sack
One fucking piece is missing
One fucking piece it lacks
One fucking piece to wish
For one fucking simple fact
Define white when
The world is turning black
The truth is one girl
The curve of her back
The breath in her breasts
The love in her heart
The truth in her words
The heart in her love
The fire in her eyes
In her love the heart
The beauty in her ass
Love her in the heart
It was glued together
With complete dishonesty
Together forever means
Finding the missing piece

Sunday, January 13, 2008

Inside (P)eace

Only one moment
Everything changed
The broken pieces in me
Are no longer to blame

Only one moment
I can breathe
Counting the minutes
End of reprieve

Only one moment
I can see
All the pieces fitting
Inside of me

Only one moment
I can be
As free as you
But I can see

Only one moment
I can feel
The end of this moment
Becoming real.

Thursday, January 10, 2008

Missing (P)eace

Ice on fire
Hands and feet frozen
Heavy with bitter cold suffering
Thoughts tainted with fear
Evocation of insecurity
Obsession of the obsession
Killing of the day
Frosting the good
Firing up the bad
Needle in the eye
Splinter under the nail
A fever to denial
Weakness caused by strength
Sickness caused by health
Breathless air
Airless breath
The problem to the solution
The veins but not the blood
Power with no will
Oxidation and rust
Please take it away
Like every time before

Monday, January 7, 2008

Perfection From Within

Confined in the absence of all things there are no expectations. One does not say, “See you soon,” because there is nothing and nobody to be seen. There is no equal and opposite reaction because there is no action. Failing and succeeding are not possible. There is safety in stasis. Being confined in this state must assume there is no choice in the matter. Thus even the act of confinement itself is both blameless and inconsequential.

Perfection is allusive. The definition of perfection is in itself imperfect. The reason is because it exists outside of stasis. Perfection cannot be changed, it is not bad or good, and it only serves the purpose of showing itself. Only in the absence of all things does perfection exists. Only in thought can you achieve the absence of all things.

Stasis exemplifies perfection. Those seeking it need only to stop trying. Because only those who do nothing will ever reach such a high plateau; further, will be the only ones to reach perfection at all. Stop thinking. Can you?

Sunday, January 6, 2008

Perchè il mondo non finirà

Apparteniamo ad una razza infelice.
L' infelicità è il motore del mondo.
Ergo, il mondo non finirà.

Questi piedi

Questi piedi hanno camminato su scogliere mediterranee, su finissime sabbie caraibiche e goduto delle carezze degli oceani.
Questi piedi hanno percorso chilometri tra tavoli di ristoranti per serate intere, e veloce che la signora vuole il conto.
Questi piedi hanno calzato a fatica scarpe costose e alla moda; questi piedi si sono rifugiati per anni in decine di paia di anfibi, stesso modello ma colori diversi. Questi piedi hanno ballato a malavoglia stupide danze di gruppo. Questi piedi hanno suonato per tante persone.Questi piedi hanno sudato, puzzato, patito funghi e verruche presi in piscine comunali. Questi piedi hanno creduto di fuggire gli sguardi di chi neanche li guardava. Questi piedi hanno odiato essere cosi' grandi, hanno odiato quell'alluce valgo che fa male anche senza scarpe.
Questi piedi hanno scalato montagne famose ed altissime; questi piedi hanno lavorato, dolenti e gonfi, trascinandosi per ore lungo i corridoi di aerei pieni di passeggeri assetati, affamati, reclamanti o comunque incazzati per qualsiasi altro motivo.

Questi piedi sono scappati via da altri due piedi innamorati, sotto il buio delle lenzuola, mentre due amanti facevano l'amore.
Questi piedi hanno premuto frizione, acceleratore, freno, acceleratore, frizione, freno, stop.
Freno a mano.
Questi piedi, per fermarsi, hanno avuto bisogno di una mano. Di due mani. Di una mano che tirasse la leva di un freno e di un'altra che aprisse la portiera di un'auto.Questi piedi, per la prima volta, si sono lasciati massaggiare. Da due mani che non erano queste mani. Da due mani che li amano, nonostante questi piedi siano brutti e grandi.
Questi piedi, finalmente, accarezzano altri due piedi innamorati sotto le lenzuola, mentre due amanti fanno l'amore.

Saturday, January 5, 2008

Chiodo scaccia chiodo - ovvero: condannati alla dipendenza

La prima condizione necessaria alla disintossicazione è la volontà ferrea ed irremovibile di interrompere qualsiasi contatto con la sostanza intossicante. Con l'aiuto di una clinica specializzata, preposta all'assistenza del soggetto e all' accertamento dell' effettiva astinenza dalla suddetta sostanza, il soggetto ha buone probabilità di disintossicarsi completamente e definitivamente, ferma restando la volontà - una volta allontanatosi dalla "coscienza aliena" incarnata dal personale della clinica nel quale è avvenuto il processo di disintossicazione - di mantenere la distanza di sicurezza dalla sostanza intossicante.


La faccenda diventa estremamente complicata quando ci si deve disintossicare da una sostanza vitale.
L'alcolizzato smette di bere, e fin quando non tocca una goccia d'alcohol tutto scorre liscio. Niente bar, niente amicizie cattive, e le cose vanno bene. Certo, ogni tanto la tentazione fa capolino, ma fin quando non si ricomincia a bere non si ricade nell'abisso. Stessa cosa per il cocainomane, o il fumatore incallito. Lontano dagli occhi, dalla bocca, dal naso, e lontano anche dal cuore; quasi ci si dimentica dell'esistenza delle sostanze che prima scandivano il tempo delle nostre vite.
E io, bulimica, io iperfagica, cosa faccio? Smetto di mangiare per sempre?
Come disintossicarsi dal cibo, se per disintossicarsi occorre evitare completamente ogni rapporto con esso? Smettere di mangiare, è ovvio, equivale a morire. L'iperfagico, o il bulimico, sembrano quindi destinati, se sussiste la mancanza di sufficiente istinto suicida, alla dipendenza perenne. O all'anoressia, della quale ho nozioni scientifiche a sufficienza per scrivere un'enciclopedia, ma conoscenza personale equivalente a zero. Per questa ragione scelgo di non parlarne.


Cercare di riportare l'iperfagico ad un comportamento alimentare regolare, sarebbe come cercare di portare l'eroinomane ad un uso razionale dell'eroina: una pura contraddizione in termini.


Una via d'uscita potrebbe intravedersi se si sposta il fuoco del proprio obiettivo sulla ricerca del reale agente intossicante nel quadro di un disturbo alimentare da abuso di cibo.
E' davvero il cibo a creare la dipendenza? La maggior parte degli iperfagici e dei bulimici dichiara di non provare un reale senso di fame, quando una crisi è in atto. Se fosse davvero il cibo a creare la dipendenza, la fame sarebbe uno dei sintomi principali. Invece, a scatenare una crisi sono fattori che, se si osserva la faccenda da troppo vicino (o da troppo lontano), potrebbero risultare apparentemente non connessi al cibo.

Emozioni. Le emozioni sono la miccia della crisi. Dunque il cibo le esorcizza, le riempie o le svuota, le ridicolizza o le enfatizza, le rende ciò che il cervello non è in grado di rendere.
La dipendenza dell'iperfagico è dunque una dipendenza da ciò che il cibo rappresenta, e non dal cibo in sè.
Conclusione che definire scontata è quasi un complimento, dunque perchè scrivo ciò?
Scrivo tutto questo in quanto frutto di un personale calvario che dura da anni. Scrivo questo perché coloro che, cercando di soccorrere familiari o amici affetti da disturbi alimentari come quello di cui sto scrivendo, evitino di consigliare loro di "cercare un equilibrio interiore".
Che si guardi in faccia il problema. L'unico rimedio per uscire da questa dipendenza è crearne una che la sostituisca. Possibilmente meno nociva di quella che si cerca di eliminare - non vorrei essere denunciata per induzione all' uso di sostanze stupefacenti (non sono neanche certa dell'esistenza di questo reato!).
Qualcuno potrebbe dire che, se il problema è la gestione delle emozioni, la psicoterapia potrebbe insegnare all'iperfagico e al bulimico come gestirle senza usare il cibo. Vero!Dunque, se la psicoterapia ha funzionato, non si è fatto altro che creare una nuova dipendenza. La dipendenza da psicoterapia.