It's Only a Storm in a Teacup: 01/05/08

Saturday, January 5, 2008

Chiodo scaccia chiodo - ovvero: condannati alla dipendenza

La prima condizione necessaria alla disintossicazione è la volontà ferrea ed irremovibile di interrompere qualsiasi contatto con la sostanza intossicante. Con l'aiuto di una clinica specializzata, preposta all'assistenza del soggetto e all' accertamento dell' effettiva astinenza dalla suddetta sostanza, il soggetto ha buone probabilità di disintossicarsi completamente e definitivamente, ferma restando la volontà - una volta allontanatosi dalla "coscienza aliena" incarnata dal personale della clinica nel quale è avvenuto il processo di disintossicazione - di mantenere la distanza di sicurezza dalla sostanza intossicante.


La faccenda diventa estremamente complicata quando ci si deve disintossicare da una sostanza vitale.
L'alcolizzato smette di bere, e fin quando non tocca una goccia d'alcohol tutto scorre liscio. Niente bar, niente amicizie cattive, e le cose vanno bene. Certo, ogni tanto la tentazione fa capolino, ma fin quando non si ricomincia a bere non si ricade nell'abisso. Stessa cosa per il cocainomane, o il fumatore incallito. Lontano dagli occhi, dalla bocca, dal naso, e lontano anche dal cuore; quasi ci si dimentica dell'esistenza delle sostanze che prima scandivano il tempo delle nostre vite.
E io, bulimica, io iperfagica, cosa faccio? Smetto di mangiare per sempre?
Come disintossicarsi dal cibo, se per disintossicarsi occorre evitare completamente ogni rapporto con esso? Smettere di mangiare, è ovvio, equivale a morire. L'iperfagico, o il bulimico, sembrano quindi destinati, se sussiste la mancanza di sufficiente istinto suicida, alla dipendenza perenne. O all'anoressia, della quale ho nozioni scientifiche a sufficienza per scrivere un'enciclopedia, ma conoscenza personale equivalente a zero. Per questa ragione scelgo di non parlarne.


Cercare di riportare l'iperfagico ad un comportamento alimentare regolare, sarebbe come cercare di portare l'eroinomane ad un uso razionale dell'eroina: una pura contraddizione in termini.


Una via d'uscita potrebbe intravedersi se si sposta il fuoco del proprio obiettivo sulla ricerca del reale agente intossicante nel quadro di un disturbo alimentare da abuso di cibo.
E' davvero il cibo a creare la dipendenza? La maggior parte degli iperfagici e dei bulimici dichiara di non provare un reale senso di fame, quando una crisi è in atto. Se fosse davvero il cibo a creare la dipendenza, la fame sarebbe uno dei sintomi principali. Invece, a scatenare una crisi sono fattori che, se si osserva la faccenda da troppo vicino (o da troppo lontano), potrebbero risultare apparentemente non connessi al cibo.

Emozioni. Le emozioni sono la miccia della crisi. Dunque il cibo le esorcizza, le riempie o le svuota, le ridicolizza o le enfatizza, le rende ciò che il cervello non è in grado di rendere.
La dipendenza dell'iperfagico è dunque una dipendenza da ciò che il cibo rappresenta, e non dal cibo in sè.
Conclusione che definire scontata è quasi un complimento, dunque perchè scrivo ciò?
Scrivo tutto questo in quanto frutto di un personale calvario che dura da anni. Scrivo questo perché coloro che, cercando di soccorrere familiari o amici affetti da disturbi alimentari come quello di cui sto scrivendo, evitino di consigliare loro di "cercare un equilibrio interiore".
Che si guardi in faccia il problema. L'unico rimedio per uscire da questa dipendenza è crearne una che la sostituisca. Possibilmente meno nociva di quella che si cerca di eliminare - non vorrei essere denunciata per induzione all' uso di sostanze stupefacenti (non sono neanche certa dell'esistenza di questo reato!).
Qualcuno potrebbe dire che, se il problema è la gestione delle emozioni, la psicoterapia potrebbe insegnare all'iperfagico e al bulimico come gestirle senza usare il cibo. Vero!Dunque, se la psicoterapia ha funzionato, non si è fatto altro che creare una nuova dipendenza. La dipendenza da psicoterapia.